Dall’architettura organica alla bioarchitettura: ieri

È sbagliato pensare che l’America non abbia una sua propria cultura architettonica. Per quanto soprattutto nei primi tempi lo stile americano fosse collegato a quello europeo, le abitazioni hanno da sempre mantenuto un legame con le prime costruzioni dei coloni. Erano quindi tipiche le costruzioni in legno o con struttura in legno, immerse nella natura, soprattutto nelle praterie. Perfino durante il neoclassicismo e il neoromanticismo le costruzioni non erano sfarzose quanto quelle europee (vedi la Casa Bianca). C’era grande attenzione per il rapporto tra costruzione e ambiente. Questo fino al grande incendio del 1871 di Chicago: la ricostruzione quasi totale della città ha fatto sì che moltissimi architetti dovessero elaborare una nuova città in poco tempo, mantenendo una coerenza generale, anche se distinguendosi gli uni dagli altri. Fu la prima volta che si iniziò a costruire grattacieli in grande scala grazie alle nuove tecnologie, ricorrendo al razionalismo e scollegandosi definitivamente dalla natura.

Alcuni diritti riservati a Paolo Rosa

In Europa dopo la Prima Guerra Mondiale ci fu una gran domanda di ricostruzione caratterizzata dal volersi scollegare dal tradizionale centro storico, dagli stili nazionali in favore di un nuovo stile moderno, completamente cosmopolita. Si pensava che la città potesse essere più funzionale portando alla soluzione razionale di tutti i problemi sociali e di insoddisfazione degli abitanti. Inoltre si pensava che l’arte fosse in grado di migliorare l’umanità, contribuendo al progresso sociale e dell’educazione democratica. Queste credenze sono state alla base della filosofia del Bauhaus di Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier.
La nascita di un’architettura razionale e moderna, con le sue proprie caratteristiche e pochi riferimenti locali o storici, ha fatto sì che fosse visibile una certa uniformità di stile nel lavoro di architetti europei e nord americani. Gli architetti più progressisti formularono idee nuove per l’edilizia abitativa, progettando condomini, case familiari e a schiera.
In ogni caso l’obiettivo era risparmiare spazio che con la migrazione dalle campagne alle città iniziava a scarseggiare, per cui gli edifici dovevano estendersi verso l’alto piuttosto che verso l’esterno. Inoltre in questo periodo venne calcolato lo spazio minimo di vita tollerabile: questo doveva essere sufficiente a garantire che ogni abitante avesse aria, luce e calore sufficienti per una vita sana. Si passò quindi, soprattutto in Nord America, da un’ideale rapporto costruzione-ambiente ad un maggior controllo sul rapporto costruzione-uomo, anche tramite gli studi sull’ergonomia di Le Corbusier.
(Alcuni diritti riservati a roryrory)
Non bisogna confondere però il razionalismo con il funzionalismo: quest’ultimo è una corrente architettonica per cui ogni edificio deve essere funzionale allo scopo per cui è stato creato. È nato a partire dalla fine dell’Ottocento, quando si è iniziato a pensare che ciò che è “utile” sia diverso da ciò che è “bello”. I concetti del funzionalismo sono alla base del razionalismo che è nato invece come il tentativo di trasporre nella realtà la ragione e l’idea di ordine e che fu il tentativo di dare una risposta alle richieste di rinnovamento estetico dovute allo sviluppo dell’industria. Si caratterizzò non solo per la funzionalità della costruzione quanto per l’eliminazione di decorazioni, la semplificazione assoluta delle forme, l’utilizzo di volumi puri, colori fondamentali e materiali economici. Il funzionalismo guardava solamente alla funzione e all’utilità dell’edificio (ne fa fortemente parte Le Corbusier con le sue teorie sull’ergonomia) mentre il razionalismo guarda sia alla funzione che all’estetica, annullando le decorazioni. (segue)