Responsabilità e consapevolezza: stare al mondo 3.0

<Sara, perché insisti nel dire che su internet siamo persone reali e non dobbiamo cedere alla tentazione di costruire un alter ego?>

Caro cliente, la tua domanda capita a pennello. Proprio oggi ho letto un bellissimo articolo di Rudy Bandiera sull’importanza di educare i ragazzi al corretto utilizzo dei social ispirato tra l’altro da un altro bel post che parla dell’aggressività online.

Perché su internet siamo più aggressivi

Secondo l’agenzia You-n su internet si tende a essere più aggressivi, volgari e maleducati perché mancherebbero quei freni inibitori presenti nelle conversazioni faccia a faccia. In pratica è come se online mancasse la percezione di se stessi come persone reali e, di conseguenza, la percezione del fatto che anche dall’altra parte dello schermo ci sia una “persona reale, fatta di carne, ossa, ciccia ed emozioni!” Spesso infatti prima di lamentarsi o di scrivere un commento volgare o una cattiveria non si pensa che ci sia davvero qualcuno che sta leggendo e che potrebbe reagire alle nostre parole proprio come se gliele stessimo dicendo in pubblica piazza.

Foto di Augusto Biagini

Foto di Augusto Biagini

La bugia dell’anonimato

Nel post di You-n si legge “In queste relazioni anonime è più normale che rabbia, frustrazione e sofferenza vengano fuori senza troppi ostacoli e in tutta la loro esplosività.” Io non sono d’accordo. Queste reazioni vengono fuori anche quando le relazioni sono tutto fuorché anonime. Mi è capitato di assistere ad una situazione che ben evidenziano questo problema: un negoziante, che chiameremo Fausto, ha pesantemente litigato con un concorrente per via di una dipendente voltabandiera. Il concorrente, dopo aver bannato Fausto su Facebook, ha pubblicato sul proprio diario un post in cui lo insultava, dandogli addirittura del “ciccione”. Evidentemente convinto che ciò che aveva scritto non avrebbe avuto ripercussioni al di fuori del social network e che avendo bannato Fausto questo non sarebbe potuto venire a conoscenza del post, si è per poco beato dei like e dei commenti che gli davano manforte.

Cosa è successo?

Il concorrente non ha pensato che scrivere un post pubblico sul proprio diario fosse come dirlo ad alta voce in una piazza piena di gente, compresi i diretti interessati. Se anche Fausto nella piazza fosse stato girato e distratto, qualcuno gli avrebbe certamente tirato una gomitata per suggerirgli di ascoltare. Anzi, peggio: su Internet ogni cosa rimane scritta. E lo sfortunato commento non ha speranza di passare inosservato come in una piazza piena e chiassosa. Ha infatti tutto il tempo di essere letto, decantato e rispedito al mittente. Pensi che il concorrente di Fausto avrebbe osato fare un commento tanto sgradevole (e per giunta personale, “ciccone”, nonostante l’avversità rientrasse del tutto nel campo lavorativo) in una piazza piena di gente?

Responsabilità e consapevolezza

Ora capisci perché insisto nel dire che quando sei online devi ricordarti di comportarti esattamente come faresti in un negozio pieno di gente? Una risposta sgarbata ad una richiesta di un cliente su Facebook, è esattamente come rispondere sgarbatamente da dietro il bancone. Né più né meno. Ed è anche per questo che sono perfettamente d’accordo con Rudy Bandiera nel dire che bisognerebbe educare alla responsabilità e alla consapevolezza. Sopratutto alla consapevolezza. La consapevolezza di sé e della persona dall’altro lato dello schermo. Fanno parte di questa serie: